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Il Comune comprende i due principali centri di Pontecagnano e di Faiano e numerosi rioni periferici, come S.Antonio a Picenza, Picciola, Magazzeno, Case Parrilli, ognuno contrassegnato da peculiari caratteri d'identità.  

Pontecagnano è il più meridionale sito etrusco: insediamenti nella stessa località sono attestati per la più antica civiltà detta del Gaudo, risalente a circa 2500 anni a. C., e per quella villanoviana di un migliaio di anni dopo; ma il maggiore splendore spetta alla città etrusca, fiorita tra l'VIII e il IV secolo a. C. e della quale abbiamo la testimonianza del materiale proveniente dalle oltre 7000 tombe e dai santuari di Demetra e Apollo (VEDI APPROFONDIMENTO). Purtroppo non sono stati ancora portati alla luce i resti dell'antica città, che deve avere svolto un ruolo primario nell'attività commerciale del Mediterraneo e specialmente nei rapporti col mondo greco. Il materiale rinvenuto nelle necropoli è ricco e significativo, in quanto comprende specialmente un ricco corredo di ceramiche la cui fattura attesta l'influsso corinzio. Ora questo materiale sta per essere esposto integralmente nel nuovo Museo Archeologico dell'Agro Picentino, l'apertura della cui splendida sede è prevista per la prossima primavera. Pontecagnano è stata quindi sede della romana Picenza, capoluogo dei Piceni, dislocati nella vasta area che andava dalla foce del fiume Sarno a quella del Sele. La città antica era dotata di un importante porto, il cui sito si colloca presso la foce del fiume Picentino.

Faiano, invece, è il primo casale sorto sulle colline e sulle propaggini dei monti Picentini, allorché le acque del mare invasero la pianura e le popolazioni, anche per ragioni di sicurezza, imposte dalle incursioni saracene, si trasferirono nelle zone alte. Il casale di Faiano fu quindi un importante feudo dell'Abbazia benedettina di Salerno. Esso divenne sede di un'agricoltura intensiva e fu celebre specialmente per la produzione di alcune qualità esclusive di mele e di noci.

Verso la fine del secolo XVIII iniziò l'opera di bonifica della pianura, che via via nel corso del secolo successivo venne acquistata alle colture, consentendo la ricostruzione della città nel sito in cui era stata fiorente quella antica. Intorno alla Chiesa dell'Immacolata, costruita nel 1843, si sviluppò il nuovo centro urbano di Pontecagnano, in quanto capoluogo della Piana Picentina, la cui conversione all'agricoltura specializzata fu opera di una notevole borghesia imprenditoriale.

La nascita del nuovo centro e lo sviluppo di una fiorente agricoltura indussero le popolazioni di Faiano e Pontecagnano, le cosiddette "frazioni basse" del Comune di Montecorvino Pugliano, a chiedere l'autonomia comunale. La lotta per l'autonomia venne condotta, tra il 1890 e il 1911, da un apposito Comitato, presieduto dall'avvocato Amedeo Moscati, che venne, quindi, all'indomani della costituzione del nuovo Comune (18 giugno 1911), eletto primo sindaco.

Il 9 settembre 1943 alle tre di notte, Pontecagnano Faiano (ed in particolare la zona di Magazzeno) fu teatro di una delle più grandi manovre militari che il Mediterraneo abbia mai conosciuto (l’operazione “Avalanche”) predisposta, dalle forze Alleate per dare l’assalto al continente e alle truppe di Hitler. La zona venne affidata al Decimo corpo britannico, con la 46° e la 56° divisione.

Un’operazione che in quel di Pontecagnano ha lasciato “in dono” una piccola cappella, edificata dai militari inglesi, di professione anglicana, di stanza a Pontecagnano. L’idea fu del cappellano Hanson, del tenente colonnello Hiney e del capitano Elson. Scelsero il vano terraneo di una palazzina già requisita dal comando inglese in via Bellini, attualmente occupata da un negozio di ferramenta. A lavorare alla ristrutturazione di quella che era una specie di cantina furono circa dieci militari, che lavorarono alacremente e con entusiasmo. Alla fine la chiesetta poteva ospitare circa 300 fedeli. Il luogo sacro fu dedicato a San Giorgio e a San Martino, in memoria dei caduti “a ricordo perpetuo degli ideali di cavalleria e fratellanza che li aveva ispirati”.

Lo sviluppo del nuovo Comune si avvalse specialmente della favorevole congiuntura produttiva, caratterizzata da una peculiare forma di coniugazione di agricoltura e industria, con lo sviluppo della produzione del pomodoro e del tabacco e il corrispondente sorgere di notevoli impianti industriali, tabacchifici e fabbriche di conserve. Il periodo della prosperità è stato bruscamente interrotto negli anni settanta dalla crisi delle due principali produzioni. Le popolazioni hanno dovuto subire, pertanto, gli effetti devastanti di un crollo produttivo irreparabile. Si sono cercate, quindi, vie alternative di sviluppo e tale processo è ancora in corso.

Ora le prospettive di una nuova fase di progresso, che dovrà avvalersi specialmente di alcune potenzialità, come i beni paesaggisti, archeologici, culturali, ambientali, si delineano con maggiore chiarezza ed è auspicabile che Pontecagnano Faiano, comune saldamente inserito nel sistema picentino, svolga il ruolo che la tradizione storica e la collocazione ambientale naturalmente gli assegnano.

Fonti: Comune di Pontecagnano Faiano - Associazione culturale "Il Ponte nuovo"